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Brescia, La Guardia di Finanza Scopre Frode da 70 milioni

Brescia, La Guardia di Finanza Scopre Frode da 70 milioni

Brescia – La Guardia di Finanza è attualmente impegnata in diverse perquisizioni tra le province di Bergamo, Brescia, Lodi, Milano e Varese, come da disposizione della procura della Repubblica di Brescia. Secondo quanto scaturito dalle complesse indagini della polizia giudiziaria nel settore della frode fiscale, uno studio commercialistico sarebbe stato al centro dell’organizzazione, poiché specializzato in consulenze aziendali, in favore di aziende soprattutto edili, in funzione “anti-fiscale”.“

Le consulenze offerte avrebbero avuto, infatti, l’unico scopo di aiutare le aziende a frodare il fisco tramite un elaborato sistema di illecita compensazione d’imposta.. Lo scopo veniva raggiunto costituendo falsi crediti in bilancio nei confronti dello Stato (essenzialmente crediti IVA), che venivano successivamente utilizzati in fase di compensazione di debiti (specialmente contributi previdenziali) che, quindi, di fatto non erano versati.

Secondo quanto emerso dalle indagini, lo studio commercialistico in questione avrebbe agito nella piena consapevolezza della malafede di alcune delle aziende che si rivolgevano a esso. Gli impiegati dello studio sarebbero stati pienamente consapevoli che le società coinvolte nell’attuale indagine delle fiamme gialle erano perlopiù intestate a meri prestanome, intrattenendo ciononostante regolari rapporti con i veri amministratori delle aziende indagate. Gli impiegati dello studio erano attivi nella ricerca proattiva di prestanome e nel disbrigo delle pratiche relative alle domiciliazioni fittizie delle sedi societarie.

Tra le ipotesi di reato contestate ai 69 indagati vi sono la truffa aggravata, impiego di denaro o di beni di provenienza illecita, dichiarazione infedele, omessa dichiarazione ed indebite compensazioni. La frode ammonterebbe, secondo quanto ricostruito dalla Guardia di Finanza, a 70 milioni di Euro.

Si tratta perlopiù di reati tributari che hanno costituito oggetto di una importante riforma legislativa, attraverso il  decreto legislativo n. 158 del 24 settembre 2015 che ha apportato rilevanti modifiche al precedente d. lgs. n. 74 del 2000.

E, tra i reati che hanno interessato maggiormente il legislatore ve ne è uno in particolare: l’indebita compensazione di crediti (art. 10-quater d.lgs. 74/2000).

Con la riforma il legislatore non ha modificato la soglia di punibilità (che resta quella di 50.000 euro), ma ha diversificato il sistema sanzionatorio a seconda che l’indebita compensazione riguardi crediti non spettanti (nel qual caso la pena rimane quella attuale, della reclusione da sei mesi a due anni) oppure crediti inesistenti (nel qual caso la pena diviene quella della reclusione da un anno e sei mesi a sei anni).

Diviene dunque essenziale, al fine di comprendere le disposizioni applicabili alla violazione commessa, distinguere tra crediti inesistenti e crediti non spettanti.

Sul punto è intervenuta la Corte di Cassazione secondo la quale: si considera inesistente non solo il credito del quale non sussistono gli elementi costitutivi e giustificativi, ma anche quello che pur astrattamente esistente è riferito ad un altro soggetto. Ciò significa che, ai fini della valutazione dell’esistenza o meno di un credito tributario dovrà compiersi non soltanto una valutazione di tipo oggettivo, ma anche soggettiva.

Di particolare interesse è poi la modifica dell’art. 13 d.lgs. 74/2000 che rende l’estinzione del debito tributario una causa di non punibilità:

  • per i reati di cui agli artt. 10-bis, 10-ter e 10-quater, comma 1, se avviene prima dell’apertura del dibattimento di primo grado;
  • per i reati di cui agli artt. 4 e 5, se il ravvedimento operoso o la presentazione della dichiarazione omessa intervengano prima che l’autore del reato abbia avuto formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o dell’inizio di qualunque attività di accertamento amministrativo o di procedimenti penali.

Il caso di cui si sono occupate le Fiamme Gialle riguarda certamente l’ipotesi di compensazione di crediti inesistenti, con una sanzione fiscale che va dal 100% al 200% della misura dei crediti indebitamente utilizzati.

In caso di errata compensazione, trova, invece, applicazione la sanzione del 30% dell’importo compensato.

Ma quali sono i vincoli da rispettare, qualora il contribuente decida di procedere con la compensazione di crediti tributari?

Per prima cosa va rilevato che l’istituto della compensazione consente di sommare algebricamente i crediti e i debiti che si formano nei confronti dei diversi enti impositori; il risultato che ne deriva è rappresentato o da un saldo a debito o da un credito.

Per i versamenti i contribuenti possono usare in compensazione i crediti indicati nelle dichiarazioni annuali, se non chiesti a rimborso.

Alla luce dei numerosi vincoli a cui è soggetta la compensazione dei crediti tributari, è necessario porre particolare attenzione quando si procede con tale istituto giuridico.

Il contribuente deve stare accorto, viste anche le sanzioni, penali, a cui può andare incontro in caso di errore o addirittura di falsificazione dei bilanci aziendali/societari.

 

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