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L’ Avv. Giorgio Bianco fa una riflessione riguardo l’attuale situazione socio economica in Tunisia

L’ Avv. Giorgio Bianco fa una riflessione riguardo l’attuale situazione socio economica in Tunisia

Prospettive a medio – lungo termine per dare un orientamento a chi in Italia sta valutando un investimento nel Paese ma non conosce il contesto attuale.
Quando si pensa alla Tunisia si giunge, la maggior parte delle volte, a vederla come naturale prolungamento della penisola italiana; prolungamento non soltanto geografico, ma soprattutto economico e ciò soprattutto per l’importanza degli investimenti in questo paese.

É altresì vero che, purtroppo, tra gli operatori e gli imprenditori italiani va crescendo una sorta di sfiducia, motivata in primo luogo dall’instabilità politica e sociale seguita alla caduta del presidente Ben Ali.

Se, da un lato, è impossibile confortare gli investitori italiani presenti ed attirare quelli che guardano al “Paese dei gelsomini” con diffidenza, dall’altro, è possibile descrivere quella che è una situazione, a tratti, analoga a quella che ha conosciuto il Belpaese nel secondo dopoguerra: monotematicità e poco ricambio politico, forse, ma anche importanti ed attuali opportunità di crescita.

Il sistema di attrazione dei capitali stranieri era stato incentivato, sin dall’entrata in vigore della legge 93-120 del 27 dicembre 1993 (Codice d’incitazione agli investimenti), con importanti detassazioni per le società commerciali a capitale straniero e, addirittura, dall’esenzione fiscale totale, per dieci anni, per le off-shore.

Considerati, tuttavia, i cambiamenti in pejus previsti dalla nuova legge finanziaria tunisina, e più precisamente una tassazione secca del 10 % degli utili delle off-shore, è auspicabile che gli operatori economici intenzionati a internazionalizzarsi in Tunisia si affrettino a creare la propria società totalmente esportatrice entro il 31 dicembre 2013 e ciò per poter rientrare nell’antico privilegio d’esenzione decennale totale della tassazione sugli utili.

 Prospettive a medio – lungo termine per dare un orientamento a chi in Italia sta valutando un investimento nel Paese ma non conosce il contesto attuale.
Quando si pensa alla Tunisia si giunge, la maggior parte delle volte, a vederla come naturale prolungamento della penisola italiana; prolungamento non soltanto geografico, ma soprattutto economico e ciò soprattutto per l’importanza degli investimenti in questo paese.

É altresì vero che, purtroppo, tra gli operatori e gli imprenditori italiani va crescendo una sorta di sfiducia, motivata in primo luogo dall’instabilità politica e sociale seguita alla caduta del presidente Ben Ali.

Se, da un lato, è impossibile confortare gli investitori italiani presenti ed attirare quelli che guardano al “Paese dei gelsomini” con diffidenza, dall’altro, è possibile descrivere quella che è una situazione, a tratti, analoga a quella che ha conosciuto il Belpaese nel secondo dopoguerra: monotematicità e poco ricambio politico, forse, ma anche importanti ed attuali opportunità di crescita.

Il sistema di attrazione dei capitali stranieri era stato incentivato, sin dall’entrata in vigore della legge 93-120 del 27 dicembre 1993 (Codice d’incitazione agli investimenti), con importanti detassazioni per le società commerciali a capitale straniero e, addirittura, dall’esenzione fiscale totale, per dieci anni, per le off-shore.

Considerati, tuttavia, i cambiamenti in pejus previsti dalla nuova legge finanziaria tunisina, e più precisamente una tassazione secca del 10 % degli utili delle off-shore, è auspicabile che gli operatori economici intenzionati a internazionalizzarsi in Tunisia si affrettino a creare la propria società totalmente esportatrice entro il 31 dicembre 2013 e ciò per poter rientrare nell’antico privilegio d’esenzione decennale totale della tassazione sugli utili.

Avv. Giorgio Bianco
Giambrone Law | Studio Legale Internazionale
Dicembre 2013

Leggi l'articolo in: Francese

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