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Trasferimento di Pensioni ex INPDAP in Tunisia, chiarimenti e linee guida

Trasferimento di Pensioni ex INPDAP in Tunisia, chiarimenti e linee guida

Come noto, con il cosiddetto “decreto Salva Italia” (Decreto Legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con la Legge 24 dicembre 2011, n. 214) ha previsto la soppressione dell’INPDAP, per accorpare le funzioni di questo ente previdenziale all’INPS.

Non pochi problemi, soprattutto di ordine meramente burocratico, sono scaturiti da questa fusione, dettata essenzialmente da ragioni di razionalizzazione della spesa pubblica. Purtroppo le code agli sportelli ed i rinvii di competenza tra un ufficio e l’altro non hanno tardato ad emergere, sin dai primissimi giorni, ora, però, che la procedura si è relativamente normalizzata, è finalmente possibile fornire qualche chiarimento, soprattutto in ordine alla corresponsione all’estero dei trattamenti che erano erogati da questo ente.

Per quanto riguarda la Tunisia si deve, come necessaria premessa, richiamare l’attenzione sulla Convenzione di non doppia imposizione tra lo Stato italiano ed il Paese dei Gelsomini, siglata a Tunisi il 16 maggio del 1979 ed entrata in vigore il 17 settembre 1981. Tale documento prevede, tra l’altro, che non possano essere soggette a doppio prelievo fiscale i redditi del cittadino italiano residente in Tunisia, con la primaria conseguenza che il soggetto potrà decidere se applicare le aliquote nazionali o quelle tunisine.

La forbice tra i due sistemi di tassazione è notevolmente ampia e, come pare evidente, pende a favore del sistema dello Stato nordafricano, che prevede delle aliquote estremamente favorevoli; questo vantaggio, unitamente al costo della vita sensibilmente inferiore a quello italiano ha già indotto numerosi pensionati a trasferire la propria residenza in Tunisia, dove devono necessariamente soggiornare per almeno sei mesi ed un giorno.

Fin qui nulla di nuovo. Un problema di coordinamento, tuttavia, può sorgere qualora il beneficiario del trattamento pensionistico riscuota all’estero trattamenti delle gestioni pubbliche (ex INPDAP).
Il pensionato residente in Tunisia, anzitutto, deve presentare domanda telematica, indicando tutti i dati relativi alla riscossione all’estero.

La richiesta viene presa in carico dalla sede INPS Gestione Dipendenti Pubblici, territorialmente competente, che si occupa del pagamento della pensione: questa provvederà a trasferire la partita di pensione all’Ufficio Pensioni Estero della Sede INPS Gestione Dipendenti Pubblici Roma 4; l’accreditamento effettivo della pensione è, tuttavia, subordinato all’apertura di un conto corrente bancario presso un istituto di credito tunisino.

Al riguardo, è necessario compilare la richiesta con l’esatta indicazione delle coordinate del conto corrente bancario sul quale si chiede di localizzare il pagamento.

Il servizio del pagamento delle pensioni Inps Gestione Dipendenti Pubblici per i beneficiari residenti all’estero è svolto da Citibank N.A., con sede legale a New York e con sede secondaria a Milano.

È periodico, inoltre, un controllo di esistenza in vita disposto dall’INPS e, nella prassi, effettuato da quest’ultimo istituto bancario. L’ultimo è stato avviato nel settembre 2013 e concedeva ai pensionati un termine di centoventi giorni per far pervenire i moduli di certificazione della loro esistenza in vita: il mancato invio o l’invio di moduli incompleti comporta la sospensione, sulla prima rata utile, dei pagamenti dei trattamenti pensionistici.

L’istituto previdenziale ha reso noto che tali dichiarazioni, rese dai beneficiari dei trattamenti pensionistici, devono essere necessariamente controfirmate da testimoni accettabili, come i funzionari della rete diplomatica e consolare italiana all’estero, oppure da pubblici ufficiali locali contemplati in un elenco contenente i profili professionali che sono, in rapporto alla normativa vigente, legittimati ad autenticare le attestazioni di esistenza in vita. Ad oggi, comunque, l’iter preferibile, onde evitare possibili contestazioni, risulta essere quello dell’asseverazione dei suddetti moduli da parte dei funzionari dell’Autorità diplomatica e consolare italiana a Tunisi.

Vale tuttavia la pena di rimarcare l’auspicabilità di affidarsi, da parte del titolare di indennità pensionistica corrisposta all’estero, a professionisti qualificati e competenti in materia per evitare ritardi e contrattempi, che potrebbero verificarsi nelle more del procedimento e, non da ultimo, per fugare l’eventualità di eventuali incomprensioni o inesattezze nelle comunicazioni con le Pubbliche Amministrazioni italiane.Come noto, con il cosiddetto “decreto Salva Italia” (Decreto Legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con la Legge 24 dicembre 2011, n. 214) ha previsto la soppressione dell’INPDAP, per accorpare le funzioni di questo ente previdenziale all’INPS.

Non pochi problemi, soprattutto di ordine meramente burocratico, sono scaturiti da questa fusione, dettata essenzialmente da ragioni di razionalizzazione della spesa pubblica. Purtroppo le code agli sportelli ed i rinvii di competenza tra un ufficio e l’altro non hanno tardato ad emergere, sin dai primissimi giorni, ora, però, che la procedura si è relativamente normalizzata, è finalmente possibile fornire qualche chiarimento, soprattutto in ordine alla corresponsione all’estero dei trattamenti che erano erogati da questo ente.

Per quanto riguarda la Tunisia si deve, come necessaria premessa, richiamare l’attenzione sulla Convenzione di non doppia imposizione tra lo Stato italiano ed il Paese dei Gelsomini, siglata a Tunisi il 16 maggio del 1979 ed entrata in vigore il 17 settembre 1981. Tale documento prevede, tra l’altro, che non possano essere soggette a doppio prelievo fiscale i redditi del cittadino italiano residente in Tunisia, con la primaria conseguenza che il soggetto potrà decidere se applicare le aliquote nazionali o quelle tunisine.

La forbice tra i due sistemi di tassazione è notevolmente ampia e, come pare evidente, pende a favore del sistema dello Stato nordafricano, che prevede delle aliquote estremamente favorevoli; questo vantaggio, unitamente al costo della vita sensibilmente inferiore a quello italiano ha già indotto numerosi pensionati a trasferire la propria residenza in Tunisia, dove devono necessariamente soggiornare per almeno sei mesi ed un giorno.

Fin qui nulla di nuovo. Un problema di coordinamento, tuttavia, può sorgere qualora il beneficiario del trattamento pensionistico riscuota all’estero trattamenti delle gestioni pubbliche (ex INPDAP).
Il pensionato residente in Tunisia, anzitutto, deve presentare domanda telematica, indicando tutti i dati relativi alla riscossione all’estero.

La richiesta viene presa in carico dalla sede INPS Gestione Dipendenti Pubblici, territorialmente competente, che si occupa del pagamento della pensione: questa provvederà a trasferire la partita di pensione all’Ufficio Pensioni Estero della Sede INPS Gestione Dipendenti Pubblici Roma 4; l’accreditamento effettivo della pensione è, tuttavia, subordinato all’apertura di un conto corrente bancario presso un istituto di credito tunisino.

Al riguardo, è necessario compilare la richiesta con l’esatta indicazione delle coordinate del conto corrente bancario sul quale si chiede di localizzare il pagamento.

Il servizio del pagamento delle pensioni Inps Gestione Dipendenti Pubblici per i beneficiari residenti all’estero è svolto da Citibank N.A., con sede legale a New York e con sede secondaria a Milano.

È periodico, inoltre, un controllo di esistenza in vita disposto dall’INPS e, nella prassi, effettuato da quest’ultimo istituto bancario. L’ultimo è stato avviato nel settembre 2013 e concedeva ai pensionati un termine di centoventi giorni per far pervenire i moduli di certificazione della loro esistenza in vita: il mancato invio o l’invio di moduli incompleti comporta la sospensione, sulla prima rata utile, dei pagamenti dei trattamenti pensionistici.

L’istituto previdenziale ha reso noto che tali dichiarazioni, rese dai beneficiari dei trattamenti pensionistici, devono essere necessariamente controfirmate da testimoni accettabili, come i funzionari della rete diplomatica e consolare italiana all’estero, oppure da pubblici ufficiali locali contemplati in un elenco contenente i profili professionali che sono, in rapporto alla normativa vigente, legittimati ad autenticare le attestazioni di esistenza in vita. Ad oggi, comunque, l’iter preferibile, onde evitare possibili contestazioni, risulta essere quello dell’asseverazione dei suddetti moduli da parte dei funzionari dell’Autorità diplomatica e consolare italiana a Tunisi.

Vale tuttavia la pena di rimarcare l’auspicabilità di affidarsi, da parte del titolare di indennità pensionistica corrisposta all’estero, a professionisti qualificati e competenti in materia per evitare ritardi e contrattempi, che potrebbero verificarsi nelle more del procedimento e, non da ultimo, per fugare l’eventualità di eventuali incomprensioni o inesattezze nelle comunicazioni con le Pubbliche Amministrazioni italiane.

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