Il Divorzio In Tunisia. Forme Conseguenze E Peculiarità

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La disciplina familiare in materia di divorzio in Tunisia non si differenzia

troppo da quella italiana. Infatti, sul piano procedurale e sostanziale, le

normative delle due nazioni presentano una struttura di massima comune.

Nel dettaglio, comunque, si riscontrano alcune differenze. Vediamo di

ripercorrere insieme i punti nodali di questo istituto, rammentando, tra le

differenze più sensibili, la mancanza di una fase di separazione coniugale

che, invece, è presente nel diritto di famiglia italiano.

Il principale testo normativo di riferimento in materia di divorzio è il codice

dello status personale tunisino il quale, si evidenzia, non prevede il ripudio.

Le forme di divorzio

Il diritto tunisino presenta tre differenti modelli di divorzio e sono:

Il divorzio per mutuo consenso o consensuale;

Il divorzio per pregiudizio (o semplicemente con addebito);

Il divorzio promosso da uno dei due sposi;

La forma consensuale prevede che i due coniugi presentino all’autorità

giudiziaria competente un accordo espresso sulla domanda di divorzio e sulle

sue conseguenze. Il Giudice, sentiti i coniugi, si pronuncerà sul divorzio. Le

modifiche proposte, in sede di udienza, da una delle parti, hanno validità solo

in caso di assenso dell’altro coniuge.

Altra forma prevista dall’ordinamento tunisino è la domanda di divorzio in

ragione di un pregiudizio. Questa procedura, di norma, si attiva qualora un

coniuge è venuto meno agli obblighi matrimoniali, tanto da poter arrecare (o

aver arrecato) pregiudizio all’altro. Si possono citare a titolo di esempio:

l’adulterio, le violenze familiari, il fatto che il marito non sopperisca ai bisogni

economici della sposa e dei figli, l’abbandono della casa coniugale o più

semplicemente il mancato rispetto di uno degli obblighi fissati dal contratto di

matrimonio.

Questa forma di divorzio prevede la possibilità, da parte di colui che

promuove la domanda giudiziale, di vedersi riconosciuto un indennizzo a

titolo di risarcimento del danno per il pregiudizio patito.

Una terza forma, prevista dall’art. 31 del codice dello Status Personale

Tunisino, è quella del divorzio promosso da uno degli sposi. Quest’ultima

soluzione si differenzia dalle precedenti in quanto la domanda può essere

promossa da un coniuge senza la necessità di un motivo che ne giustifichi la

richiesta e, comunque, senza il consenso del congiunto.

In questo caso, però, il coniuge che non ha promosso il divorzio può

richiedere come corrispettivo un indennizzo che verrà dal giudice liquidato in

via equitativa.

Le misure provvisorie

La sentenza di divorzio viene pronunciata solamente dopo uno o più tentativi

di conciliazione. Il numero delle udienze varia in base alla presenza di minori.

In caso di fallimento nella conciliazione, il Presidente del Tribunale adotta le

misure urgenti necessarie, concernenti: la residenza dei coniugi, l’assegno

alimentare e di mantenimento, la custodia dei figli ed il conseguente diritto di

visita.

Tali provvedimenti urgenti vengono assunti per mezzo di ordinanza e sono

suscettibili di revisione.

Il Giudice, nella suddetta procedura, può agire d’ufficio, anche se è previsto

che le parti possano, di comune accordo, stabilire in autonomia tutte o parte

delle condizioni di divorzio. L’unico limite posto è rappresentato dalla tutela

dell’interesse dei minori. Conseguentemente, non sono ammesse condizioni

che violino il succitato interesse.

 

Le conseguenze del divorzio

Effetti sulla persona degli ex-sposi

La sentenza di divorzio viene trascritta sul registro di stato civile e la moglie

divorziata non può risposarsi se non dopo aver osservato un termine minimo

di tre mesi dal giudicato.

 

Effetti sui beni degli sposi

Il diritto islamico prevede come regime matrimoniale quello della separazione

dei beni. Conseguentemente, ciascuno dispone liberamente dei propri beni

durante il matrimonio e dopo la sua dissoluzione.

Per quanto riguarda la dote, ancora presente nel diritto tunisino, vi possono

essere due differenti situazioni:

Se il matrimonio è stato consumato: la dote ed i regali rimangono di proprietà

della sposa, qualunque sia la causa del divorzio. In caso di mancato

versamento della dote al momento del matrimonio, questa deve essere

versata al momento del divorzio;

Se il matrimonio non è stato consumato: la sposa ha diritto a metà della dote,

anche qualora abbia responsabilità nel divorzio. Peraltro se la separazione le

fosse imputabile avrebbe l’obbligo di restituire tutti i regali (secondo la loro

consistenza) ricevuti fino al giorno del divorzio;

Per quanto invece riguarda la casa familiare, questa, di norma è assegnata al

coniuge che ottenga la custodia della prole.

 

Le conseguenze pecuniarie

Il marito, in qualità di capo famiglia, deve sopperire ai bisogni della moglie

durante tutta la durata del matrimonio a condizione che la moglie adempia ai

suoi doveri coniugali. Il suddetto obbligo del marito è esistente anche al

cessare del matrimonio; infatti, lo stesso è tenuto a versare un assegno

familiare nei confronti dell’ex coniuge.

Qualora, nel caso di matrimonio consumato, vi sia stato un pregiudizio

materiale, lo stesso dà luogo ad una equa riparazione a scelta del coniuge tra

il versamento forfettario di un capitale oppure di una rendita pagabile

mensilmente.

L’ammontare della rendita viene fissata dal giudice sulla base: della durata

del matrimonio, dell’età degli sposi, del tenore di vita dei coniugi in costanza

di matrimonio. Come avviene anche in Italia, la succitata rendita è soggetta a

revisione in caso di modifica delle condizioni di vita di uno dei coniugi ed il

diritto a percepirla cessa nel caso in cui il beneficiario contragga nozze.

Nel matrimonio non consumato, invece, qualora vi sia stato un pregiudizio

materiale, si dà luogo ad una riparazione pecuniaria una tantum lasciata al

discreto apprezzamento del giudice in base ai requisiti sopra richiamati.

 

Conseguenze del divorzio sulla prole

Prima del 1993, tutte le decisioni relative alla prole erano appannaggio del

padre. In seguito alla riforma, sulla presente materia, sono stati ampliati i

poteri conferiti alla madre.

Per il diritto tunisino la custodia consiste nell’educazione della prole e

nell’assicurare la protezione della stessa nella propria abitazione.

In caso di divorzio, l’affidamento viene conferito ad uno dei genitori con

principale considerazione dell’interesse del minore. La legge tunisina indica

ulteriori criteri per la scelta del titolare del diritto di custodia, quali ad esempio:

essere in grado di sopperire ai bisogni della prole e indenne da malattie

contagiose, avere a disposizione (nel caso del padre) una donna che si

assuma in parte l’incombenza della custodia, essere non sposato (nel caso

della madre) a meno che il giudice non valuti l’unione come conforme

all’interesse della prole.

Una curiosità è legata al fattore religioso. Infatti, la madre di religione diversa

da quella musulmana non è privata dall’esercizio del diritto all’affidamento.

Per contro, però, la famiglia non potrà beneficiare del medesimo diritto finché

il minore non avrà compiuto i cinque anni ed inoltre deve essere garantita

l’inesistenza di un rischio di educazione religiosa differente rispetto a quella

del padre.

La custodia può essere, in alcuni casi, revocata al suo titolare e ad ogni modo

l’altro genitore può esercitare il diritto di visita.

Per ciò che riguarda il profilo economico, vi è anche in Tunisia un obbligo

pecuniario al mantenimento della prole che dura sino alla maggiore età o

qualora il figlio prosegua negli studi sino ai venticinque anni. La figlia, invece,

ha diritto al mantenimento finché non disponga di risorse personali proprie o,

comunque, fino al proprio matrimonio.

La disciplina del divorzio sopradescritta presenta peculiarità applicabili anche

alle coppie miste o straniere che comunque vogliano usufruire della

procedura esposta in questa rubrica.

La disciplina familiare in materia di divorzio in Tunisia non si differenzia

troppo da quella italiana. Infatti, sul piano procedurale e sostanziale, le

normative delle due nazioni presentano una struttura di massima comune.

Nel dettaglio, comunque, si riscontrano alcune differenze. Vediamo di

ripercorrere insieme i punti nodali di questo istituto, rammentando, tra le

differenze più sensibili, la mancanza di una fase di separazione coniugale

che, invece, è presente nel diritto di famiglia italiano.

Il principale testo normativo di riferimento in materia di divorzio è il codice

dello status personale tunisino il quale, si evidenzia, non prevede il ripudio.

 

Le forme di divorzio

Il diritto tunisino presenta tre differenti modelli di divorzio e sono:

  1. Il divorzio per mutuo consenso o consensuale;
  1. Il divorzio per pregiudizio (o semplicemente con addebito);
  1. Il divorzio promosso da uno dei due sposi;

La forma consensuale prevede che i due coniugi presentino all’autorità

giudiziaria competente un accordo espresso sulla domanda di divorzio e sulle

sue conseguenze. Il Giudice, sentiti i coniugi, si pronuncerà sul divorzio. Le

modifiche proposte, in sede di udienza, da una delle parti, hanno validità solo

in caso di assenso dell’altro coniuge.

Altra forma prevista dall’ordinamento tunisino è la domanda di divorzio in

ragione di un pregiudizio. Questa procedura, di norma, si attiva qualora un

coniuge è venuto meno agli obblighi matrimoniali, tanto da poter arrecare (o

aver arrecato) pregiudizio all’altro. Si possono citare a titolo di esempio:

l’adulterio, le violenze familiari, il fatto che il marito non sopperisca ai bisogni

economici della sposa e dei figli, l’abbandono della casa coniugale o più

semplicemente il mancato rispetto di uno degli obblighi fissati dal contratto di

matrimonio.

Questa forma di divorzio prevede la possibilità, da parte di colui che

promuove la domanda giudiziale, di vedersi riconosciuto un indennizzo a

titolo di risarcimento del danno per il pregiudizio patito.

Una terza forma, prevista dall’art. 31 del codice dello Status Personale

Tunisino, è quella del divorzio promosso da uno degli sposi. Quest’ultima

soluzione si differenzia dalle precedenti in quanto la domanda può essere

promossa da un coniuge senza la necessità di un motivo che ne giustifichi la

richiesta e, comunque, senza il consenso del congiunto.

In questo caso, però, il coniuge che non ha promosso il divorzio può

richiedere come corrispettivo un indennizzo che verrà dal giudice liquidato in

via equitativa.

 

Le misure provvisorie

La sentenza di divorzio viene pronunciata solamente dopo uno o più tentativi

di conciliazione. Il numero delle udienze varia in base alla presenza di minori.

In caso di fallimento nella conciliazione, il Presidente del Tribunale adotta le

misure urgenti necessarie, concernenti: la residenza dei coniugi, l’assegno

alimentare e di mantenimento, la custodia dei figli ed il conseguente diritto di

visita.

Tali provvedimenti urgenti vengono assunti per mezzo di ordinanza e sono

suscettibili di revisione.

Il Giudice, nella suddetta procedura, può agire d’ufficio, anche se è previsto

che le parti possano, di comune accordo, stabilire in autonomia tutte o parte

delle condizioni di divorzio. L’unico limite posto è rappresentato dalla tutela

dell’interesse dei minori. Conseguentemente, non sono ammesse condizioni

che violino il succitato interesse.

 Le conseguenze del divorzio

  • Effetti sulla persona degli ex-sposi

La sentenza di divorzio viene trascritta sul registro di stato civile e la moglie

divorziata non può risposarsi se non dopo aver osservato un termine minimo

di tre mesi dal giudicato.

  • Effetti sui beni degli sposi

Il diritto islamico prevede come regime matrimoniale quello della separazione

dei beni. Conseguentemente, ciascuno dispone liberamente dei propri beni

durante il matrimonio e dopo la sua dissoluzione.

Per quanto riguarda la dote, ancora presente nel diritto tunisino, vi possono

essere due differenti situazioni:

  • Se il matrimonio è stato consumato: la dote ed i regali rimangono di

proprietà della sposa, qualunque sia la causa del divorzio. In caso di mancato

versamento della dote al momento del matrimonio, questa deve essere

versata al momento del divorzio;

  • Se il matrimonio non è stato consumato: la sposa ha diritto a metà della

dote, anche qualora abbia responsabilità nel divorzio. Peraltro se la

separazione le fosse imputabile avrebbe l’obbligo di restituire tutti i regali

(secondo la loro consistenza) ricevuti fino al giorno del divorzio;

Per quanto invece riguarda la casa familiare, questa, di norma è assegnata al

coniuge che ottenga la custodia della prole.

Le conseguenze pecuniarie

Il marito, in qualità di capo famiglia, deve sopperire ai bisogni della moglie

durante tutta la durata del matrimonio a condizione che la moglie adempia ai

suoi doveri coniugali. Il suddetto obbligo del marito è esistente anche al

cessare del matrimonio; infatti, lo stesso è tenuto a versare un assegno

familiare nei confronti dell’ex coniuge.

Qualora, nel caso di matrimonio consumato, vi sia stato un pregiudizio

materiale, lo stesso dà luogo ad una equa riparazione a scelta del coniuge tra

il versamento forfettario di un capitale oppure di una rendita pagabile

mensilmente.

L’ammontare della rendita viene fissata dal giudice sulla base: della durata

del matrimonio, dell’età degli sposi, del tenore di vita dei coniugi in costanza

di matrimonio. Come avviene anche in Italia, la succitata rendita è soggetta a

revisione in caso di modifica delle condizioni di vita di uno dei coniugi ed il

diritto a percepirla cessa nel caso in cui il beneficiario contragga nozze.

Nel matrimonio non consumato, invece, qualora vi sia stato un pregiudizio

materiale, si dà luogo ad una riparazione pecuniaria una tantum lasciata al

discreto apprezzamento del giudice in base ai requisiti sopra richiamati.

Conseguenze del divorzio sulla prole

Prima del 1993, tutte le decisioni relative alla prole erano appannaggio del

padre. In seguito alla riforma, sulla presente materia, sono stati ampliati i

poteri conferiti alla madre.

Per il diritto tunisino la custodia consiste nell’educazione della prole e

nell’assicurare la protezione della stessa nella propria abitazione.

In caso di divorzio, l’affidamento viene conferito ad uno dei genitori con

principale considerazione dell’interesse del minore. La legge tunisina indica

ulteriori criteri per la scelta del titolare del diritto di custodia, quali ad esempio:

essere in grado di sopperire ai bisogni della prole e indenne da malattie

contagiose, avere a disposizione (nel caso del padre) una donna che si

assuma in parte l’incombenza della custodia, essere non sposato (nel caso

della madre) a meno che il giudice non valuti l’unione come conforme

all’interesse della prole.

Una curiosità è legata al fattore religioso. Infatti, la madre di religione diversa

da quella musulmana non è privata dall’esercizio del diritto all’affidamento.

Per contro, però, la famiglia non potrà beneficiare del medesimo diritto finché

il minore non avrà compiuto i cinque anni ed inoltre deve essere garantita

l’inesistenza di un rischio di educazione religiosa differente rispetto a quella

del padre.

La custodia può essere, in alcuni casi, revocata al suo titolare e ad ogni modo

l’altro genitore può esercitare il diritto di visita.

Per ciò che riguarda il profilo economico, vi è anche in Tunisia un obbligo

pecuniario al mantenimento della prole che dura sino alla maggiore età o

qualora il figlio prosegua negli studi sino ai venticinque anni. La figlia, invece,

ha diritto al mantenimento finché non disponga di risorse personali proprie o,

comunque, fino al proprio matrimonio.

La disciplina del divorzio sopra descritta presenta peculiarità applicabili anche

alle coppie miste o straniere che comunque vogliano usufruire della

procedura esposta in questa rubrica.

 

Le forme di divorzio

Il diritto tunisino presenta tre differenti modelli di divorzio e sono:

Il divorzio per mutuo consenso o consensuale;

Il divorzio per pregiudizio (o semplicemente con addebito);

Il divorzio promosso da uno dei due sposi;

La forma consensuale prevede che i due coniugi presentino all’autorità

giudiziaria competente un accordo espresso sulla domanda di divorzio e sulle

sue conseguenze. Il Giudice, sentiti i coniugi, si pronuncerà sul divorzio. Le

modifiche proposte, in sede di udienza, da una delle parti, hanno validità solo

in caso di assenso dell’altro coniuge.

Altra forma prevista dall’ordinamento tunisino è la domanda di divorzio in

ragione di un pregiudizio. Questa procedura, di norma, si attiva qualora un

coniuge è venuto meno agli obblighi matrimoniali, tanto da poter arrecare (o

aver arrecato) pregiudizio all’altro. Si possono citare a titolo di esempio:

l’adulterio, le violenze familiari, il fatto che il marito non sopperisca ai bisogni

economici della sposa e dei figli, l’abbandono della casa coniugale o più

semplicemente il mancato rispetto di uno degli obblighi fissati dal contratto di

matrimonio.

Questa forma di divorzio prevede la possibilità, da parte di colui che

promuove la domanda giudiziale, di vedersi riconosciuto un indennizzo a

titolo di risarcimento del danno per il pregiudizio patito.

Una terza forma, prevista dall’art. 31 del codice dello Status Personale

Tunisino, è quella del divorzio promosso da uno degli sposi. Quest’ultima

soluzione si differenzia dalle precedenti in quanto la domanda può essere

promossa da un coniuge senza la necessità di un motivo che ne giustifichi la

richiesta e, comunque, senza il consenso del congiunto.

In questo caso, però, il coniuge che non ha promosso il divorzio può

richiedere come corrispettivo un indennizzo che verrà dal giudice liquidato in

via equitativa.

Le misure provvisorie

La sentenza di divorzio viene pronunciata solamente dopo uno o più tentativi

di conciliazione. Il numero delle udienze varia in base alla presenza di minori.

In caso di fallimento nella conciliazione, il Presidente del Tribunale adotta le

misure urgenti necessarie, concernenti: la residenza dei coniugi, l’assegno

alimentare e di mantenimento, la custodia dei figli ed il conseguente diritto di

visita.

Tali provvedimenti urgenti vengono assunti per mezzo di ordinanza e sono

suscettibili di revisione.

Il Giudice, nella suddetta procedura, può agire d’ufficio, anche se è previsto

che le parti possano, di comune accordo, stabilire in autonomia tutte o parte

delle condizioni di divorzio. L’unico limite posto è rappresentato dalla tutela

dell’interesse dei minori. Conseguentemente, non sono ammesse condizioni

che violino il succitato interesse.

 

Le conseguenze del divorzio

Effetti sulla persona degli ex-sposi

La sentenza di divorzio viene trascritta sul registro di stato civile e la moglie

divorziata non può risposarsi se non dopo aver osservato un termine minimo

di tre mesi dal giudicato.

 

Effetti sui beni degli sposi

Il diritto islamico prevede come regime matrimoniale quello della separazione

dei beni. Conseguentemente, ciascuno dispone liberamente dei propri beni

durante il matrimonio e dopo la sua dissoluzione.

Per quanto riguarda la dote, ancora presente nel diritto tunisino, vi possono

essere due differenti situazioni:

Se il matrimonio è stato consumato: la dote ed i regali rimangono di proprietà

della sposa, qualunque sia la causa del divorzio. In caso di mancato

versamento della dote al momento del matrimonio, questa deve essere

versata al momento del divorzio;

Se il matrimonio non è stato consumato: la sposa ha diritto a metà della dote,

anche qualora abbia responsabilità nel divorzio. Peraltro se la separazione le

fosse imputabile avrebbe l’obbligo di restituire tutti i regali (secondo la loro

consistenza) ricevuti fino al giorno del divorzio;

Per quanto invece riguarda la casa familiare, questa, di norma è assegnata al

coniuge che ottenga la custodia della prole.

 

Le conseguenze pecuniarie

Il marito, in qualità di capo famiglia, deve sopperire ai bisogni della moglie

durante tutta la durata del matrimonio a condizione che la moglie adempia ai

suoi doveri coniugali. Il suddetto obbligo del marito è esistente anche al

cessare del matrimonio; infatti, lo stesso è tenuto a versare un assegno

familiare nei confronti dell’ex coniuge.

Qualora, nel caso di matrimonio consumato, vi sia stato un pregiudizio

materiale, lo stesso dà luogo ad una equa riparazione a scelta del coniuge tra

il versamento forfettario di un capitale oppure di una rendita pagabile

mensilmente.

L’ammontare della rendita viene fissata dal giudice sulla base: della durata

del matrimonio, dell’età degli sposi, del tenore di vita dei coniugi in costanza

di matrimonio. Come avviene anche in Italia, la succitata rendita è soggetta a

revisione in caso di modifica delle condizioni di vita di uno dei coniugi ed il

diritto a percepirla cessa nel caso in cui il beneficiario contragga nozze.

Nel matrimonio non consumato, invece, qualora vi sia stato un pregiudizio

materiale, si dà luogo ad una riparazione pecuniaria una tantum lasciata al

discreto apprezzamento del giudice in base ai requisiti sopra richiamati.

 

Conseguenze del divorzio sulla prole

Prima del 1993, tutte le decisioni relative alla prole erano appannaggio del

padre. In seguito alla riforma, sulla presente materia, sono stati ampliati i

poteri conferiti alla madre.

Per il diritto tunisino la custodia consiste nell’educazione della prole e

nell’assicurare la protezione della stessa nella propria abitazione.

In caso di divorzio, l’affidamento viene conferito ad uno dei genitori con

principale considerazione dell’interesse del minore. La legge tunisina indica

ulteriori criteri per la scelta del titolare del diritto di custodia, quali ad esempio:

essere in grado di sopperire ai bisogni della prole e indenne da malattie

contagiose, avere a disposizione (nel caso del padre) una donna che si

assuma in parte l’incombenza della custodia, essere non sposato (nel caso

della madre) a meno che il giudice non valuti l’unione come conforme

all’interesse della prole.

Una curiosità è legata al fattore religioso. Infatti, la madre di religione diversa

da quella musulmana non è privata dall’esercizio del diritto all’affidamento.

Per contro, però, la famiglia non potrà beneficiare del medesimo diritto finché

il minore non avrà compiuto i cinque anni ed inoltre deve essere garantita

l’inesistenza di un rischio di educazione religiosa differente rispetto a quella

del padre.

La custodia può essere, in alcuni casi, revocata al suo titolare e ad ogni modo

l’altro genitore può esercitare il diritto di visita.

Per ciò che riguarda il profilo economico, vi è anche in Tunisia un obbligo

pecuniario al mantenimento della prole che dura sino alla maggiore età o

qualora il figlio prosegua negli studi sino ai venticinque anni. La figlia, invece,

ha diritto al mantenimento finché non disponga di risorse personali proprie o,

comunque, fino al proprio matrimonio.

La disciplina del divorzio sopradescritta presenta peculiarità applicabili anche

alle coppie miste o straniere che comunque vogliano usufruire della

procedura esposta in questa rubrica.

La disciplina familiare in materia di divorzio in Tunisia non si differenzia

troppo da quella italiana. Infatti, sul piano procedurale e sostanziale, le

normative delle due nazioni presentano una struttura di massima comune.

Nel dettaglio, comunque, si riscontrano alcune differenze. Vediamo di

ripercorrere insieme i punti nodali di questo istituto, rammentando, tra le

differenze più sensibili, la mancanza di una fase di separazione coniugale

che, invece, è presente nel diritto di famiglia italiano.

Il principale testo normativo di riferimento in materia di divorzio è il codice

dello status personale tunisino il quale, si evidenzia, non prevede il ripudio.

 

Le forme di divorzio

Il diritto tunisino presenta tre differenti modelli di divorzio e sono:

  1. Il divorzio per mutuo consenso o consensuale;
  1. Il divorzio per pregiudizio (o semplicemente con addebito);
  1. Il divorzio promosso da uno dei due sposi;

La forma consensuale prevede che i due coniugi presentino all’autorità

giudiziaria competente un accordo espresso sulla domanda di divorzio e sulle

sue conseguenze. Il Giudice, sentiti i coniugi, si pronuncerà sul divorzio. Le

modifiche proposte, in sede di udienza, da una delle parti, hanno validità solo

in caso di assenso dell’altro coniuge.

Altra forma prevista dall’ordinamento tunisino è la domanda di divorzio in

ragione di un pregiudizio. Questa procedura, di norma, si attiva qualora un

coniuge è venuto meno agli obblighi matrimoniali, tanto da poter arrecare (o

aver arrecato) pregiudizio all’altro. Si possono citare a titolo di esempio:

l’adulterio, le violenze familiari, il fatto che il marito non sopperisca ai bisogni

economici della sposa e dei figli, l’abbandono della casa coniugale o più

semplicemente il mancato rispetto di uno degli obblighi fissati dal contratto di

matrimonio.

Questa forma di divorzio prevede la possibilità, da parte di colui che

promuove la domanda giudiziale, di vedersi riconosciuto un indennizzo a

titolo di risarcimento del danno per il pregiudizio patito.

Una terza forma, prevista dall’art. 31 del codice dello Status Personale

Tunisino, è quella del divorzio promosso da uno degli sposi. Quest’ultima

soluzione si differenzia dalle precedenti in quanto la domanda può essere

promossa da un coniuge senza la necessità di un motivo che ne giustifichi la

richiesta e, comunque, senza il consenso del congiunto.

In questo caso, però, il coniuge che non ha promosso il divorzio può

richiedere come corrispettivo un indennizzo che verrà dal giudice liquidato in

via equitativa.

 

Le misure provvisorie

La sentenza di divorzio viene pronunciata solamente dopo uno o più tentativi

di conciliazione. Il numero delle udienze varia in base alla presenza di minori.

In caso di fallimento nella conciliazione, il Presidente del Tribunale adotta le

misure urgenti necessarie, concernenti: la residenza dei coniugi, l’assegno

alimentare e di mantenimento, la custodia dei figli ed il conseguente diritto di

visita.

Tali provvedimenti urgenti vengono assunti per mezzo di ordinanza e sono

suscettibili di revisione.

Il Giudice, nella suddetta procedura, può agire d’ufficio, anche se è previsto

che le parti possano, di comune accordo, stabilire in autonomia tutte o parte

delle condizioni di divorzio. L’unico limite posto è rappresentato dalla tutela

dell’interesse dei minori. Conseguentemente, non sono ammesse condizioni

che violino il succitato interesse.

 Le conseguenze del divorzio

  • Effetti sulla persona degli ex-sposi

La sentenza di divorzio viene trascritta sul registro di stato civile e la moglie

divorziata non può risposarsi se non dopo aver osservato un termine minimo

di tre mesi dal giudicato.

  • Effetti sui beni degli sposi

Il diritto islamico prevede come regime matrimoniale quello della separazione

dei beni. Conseguentemente, ciascuno dispone liberamente dei propri beni

durante il matrimonio e dopo la sua dissoluzione.

Per quanto riguarda la dote, ancora presente nel diritto tunisino, vi possono

essere due differenti situazioni:

  • Se il matrimonio è stato consumato: la dote ed i regali rimangono di

proprietà della sposa, qualunque sia la causa del divorzio. In caso di mancato

versamento della dote al momento del matrimonio, questa deve essere

versata al momento del divorzio;

  • Se il matrimonio non è stato consumato: la sposa ha diritto a metà della

dote, anche qualora abbia responsabilità nel divorzio. Peraltro se la

separazione le fosse imputabile avrebbe l’obbligo di restituire tutti i regali

(secondo la loro consistenza) ricevuti fino al giorno del divorzio;

Per quanto invece riguarda la casa familiare, questa, di norma è assegnata al

coniuge che ottenga la custodia della prole.

Le conseguenze pecuniarie

Il marito, in qualità di capo famiglia, deve sopperire ai bisogni della moglie

durante tutta la durata del matrimonio a condizione che la moglie adempia ai

suoi doveri coniugali. Il suddetto obbligo del marito è esistente anche al

cessare del matrimonio; infatti, lo stesso è tenuto a versare un assegno

familiare nei confronti dell’ex coniuge.

Qualora, nel caso di matrimonio consumato, vi sia stato un pregiudizio

materiale, lo stesso dà luogo ad una equa riparazione a scelta del coniuge tra

il versamento forfettario di un capitale oppure di una rendita pagabile

mensilmente.

L’ammontare della rendita viene fissata dal giudice sulla base: della durata

del matrimonio, dell’età degli sposi, del tenore di vita dei coniugi in costanza

di matrimonio. Come avviene anche in Italia, la succitata rendita è soggetta a

revisione in caso di modifica delle condizioni di vita di uno dei coniugi ed il

diritto a percepirla cessa nel caso in cui il beneficiario contragga nozze.

Nel matrimonio non consumato, invece, qualora vi sia stato un pregiudizio

materiale, si dà luogo ad una riparazione pecuniaria una tantum lasciata al

discreto apprezzamento del giudice in base ai requisiti sopra richiamati.

Conseguenze del divorzio sulla prole

Prima del 1993, tutte le decisioni relative alla prole erano appannaggio del

padre. In seguito alla riforma, sulla presente materia, sono stati ampliati i

poteri conferiti alla madre.

Per il diritto tunisino la custodia consiste nell’educazione della prole e

nell’assicurare la protezione della stessa nella propria abitazione.

In caso di divorzio, l’affidamento viene conferito ad uno dei genitori con

principale considerazione dell’interesse del minore. La legge tunisina indica

ulteriori criteri per la scelta del titolare del diritto di custodia, quali ad esempio:

essere in grado di sopperire ai bisogni della prole e indenne da malattie

contagiose, avere a disposizione (nel caso del padre) una donna che si

assuma in parte l’incombenza della custodia, essere non sposato (nel caso

della madre) a meno che il giudice non valuti l’unione come conforme

all’interesse della prole.

Una curiosità è legata al fattore religioso. Infatti, la madre di religione diversa

da quella musulmana non è privata dall’esercizio del diritto all’affidamento.

Per contro, però, la famiglia non potrà beneficiare del medesimo diritto finché

il minore non avrà compiuto i cinque anni ed inoltre deve essere garantita

l’inesistenza di un rischio di educazione religiosa differente rispetto a quella

del padre.

La custodia può essere, in alcuni casi, revocata al suo titolare e ad ogni modo

l’altro genitore può esercitare il diritto di visita.

Per ciò che riguarda il profilo economico, vi è anche in Tunisia un obbligo

pecuniario al mantenimento della prole che dura sino alla maggiore età o

qualora il figlio prosegua negli studi sino ai venticinque anni. La figlia, invece,

ha diritto al mantenimento finché non disponga di risorse personali proprie o,

comunque, fino al proprio matrimonio.

La disciplina del divorzio sopra descritta presenta peculiarità applicabili anche

alle coppie miste o straniere che comunque vogliano usufruire della

procedura esposta in questa rubrica.

 

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