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News

Company Announcement/Annonce de l’entreprise/ إعلان الشركة

Khalid El Faiez has no connection with Giambrone and never has had and that he is in no way authorised by Giambrone to act on the firm’s behalf and advising anyone that has had any dealings with him thinking that they were dealing Giambrone should contact the firm at once and we will assist them.

Nous voudrons confirmer à nos clients, que le nommé Khalid El Faiez n’a aucun lien avec Giambrone et il n’a jamais eu, il n’est en aucune façon autorisé par Giambrone à agir en faveur du cabinet. Nous conseillons à quiconque qui a eu des relations avec lui en pensant qu’ils traitent avec Giambrone de contacter le cabinet.

نريد ان نؤكد لحرفائنا ان المدعو “خالد الفائز” لا تربطه اية علاقة بمكتب جيمبروني ولم تكن له قط اية صلة به، ولم يقم المكتب بتكليفه للعمل لصالحه. ونحن ننصح أي شخص سبق له التواصل معه ظنا منه انه من طرف جيمبروني ان يقوم بالإتصال مباشرة بالمكتب.

Cysec a suspendu Capital Option et Sky FX
La  Commission de Securities et des Exchanges  de Chypre (CySEC) a suspendu, en vertu des prétendues violations et infractions, la licence  CIF  (Chypre Investment Firm) pour Trademark Ltd , la société qui supervise le SkyFX et la plateforme des options binaires Capital Option  .
Déjà en 2015, SkyFX avait été condamné à une amende de 22.000 $ par la CySEC d’avoir des opérations et des activités mal transférées en Israël.
le propriétaire de SkyFX et UTrade (une société de courtage) est Talmor Aviv. Ce dernier, en Décembre 2015, a été accusé d’avoir orchestré un système de Ponzi par le CySEC. Cela a donné lieu à la suspension, en Mars 2016,des opérations SkyFX.
Trademark Ltd, la société de Talmor, a violé les réglementations de CySEC relatives aux autorisations des clients et également mis en évidence certaines lacunes organisationnelles.
La décision du CySEC de suspendre la licence de Trademark Ltd, est dérivé des risques potentiels pour les intérêts et les biens des clients  et les répercussions possibles sur les marchés de capitaux. Le CySEC a accordé à Trademarker Ltd une période de 15 jours pour régler les violations susmentionnées.
Pendant ce temps, la société n’a pas l’autorisation de fournir ses services d’investissement.
Le cabinet juridique international Giambrone, avecla compétence et l’expertise de ses avocats et ses parajuristes , et sa proximité de la SEC de Boston, sera en mesure de suivre la meilleure procédure pour le recouvrement des fonds fraudé par SkyFX, pour tous les investissements antérieurs à 15 Mars 2016, date à laquelle la licence de Trademark Ltd a été révoqué.

Autrefois, Le cabinet juridique international Giambrone, a déja été en mesure de récupérer plus de 10 millions $  des investissements, comme dans le cas TIRN, Finanzas Forex et Telexfree.

Si vous croyez que vous avez été trompé par SkyFX, veuillez contactez-nous au +39 02 829 50 644 ou envoyer un courrier àforex@giambronelaw.com

Brescia, La Guardia di Finanza Scopre Frode da 70 milioni

Brescia – La Guardia di Finanza è attualmente impegnata in diverse perquisizioni tra le province di Bergamo, Brescia, Lodi, Milano e Varese, come da disposizione della procura della Repubblica di Brescia. Secondo quanto scaturito dalle complesse indagini della polizia giudiziaria nel settore della frode fiscale, uno studio commercialistico sarebbe stato al centro dell’organizzazione, poiché specializzato in consulenze aziendali, in favore di aziende soprattutto edili, in funzione “anti-fiscale”.“

Le consulenze offerte avrebbero avuto, infatti, l’unico scopo di aiutare le aziende a frodare il fisco tramite un elaborato sistema di illecita compensazione d’imposta.. Lo scopo veniva raggiunto costituendo falsi crediti in bilancio nei confronti dello Stato (essenzialmente crediti IVA), che venivano successivamente utilizzati in fase di compensazione di debiti (specialmente contributi previdenziali) che, quindi, di fatto non erano versati.

Secondo quanto emerso dalle indagini, lo studio commercialistico in questione avrebbe agito nella piena consapevolezza della malafede di alcune delle aziende che si rivolgevano a esso. Gli impiegati dello studio sarebbero stati pienamente consapevoli che le società coinvolte nell’attuale indagine delle fiamme gialle erano perlopiù intestate a meri prestanome, intrattenendo ciononostante regolari rapporti con i veri amministratori delle aziende indagate. Gli impiegati dello studio erano attivi nella ricerca proattiva di prestanome e nel disbrigo delle pratiche relative alle domiciliazioni fittizie delle sedi societarie.

Tra le ipotesi di reato contestate ai 69 indagati vi sono la truffa aggravata, impiego di denaro o di beni di provenienza illecita, dichiarazione infedele, omessa dichiarazione ed indebite compensazioni. La frode ammonterebbe, secondo quanto ricostruito dalla Guardia di Finanza, a 70 milioni di Euro.

Si tratta perlopiù di reati tributari che hanno costituito oggetto di una importante riforma legislativa, attraverso il  decreto legislativo n. 158 del 24 settembre 2015 che ha apportato rilevanti modifiche al precedente d. lgs. n. 74 del 2000.

E, tra i reati che hanno interessato maggiormente il legislatore ve ne è uno in particolare: l’indebita compensazione di crediti (art. 10-quater d.lgs. 74/2000).

Con la riforma il legislatore non ha modificato la soglia di punibilità (che resta quella di 50.000 euro), ma ha diversificato il sistema sanzionatorio a seconda che l’indebita compensazione riguardi crediti non spettanti (nel qual caso la pena rimane quella attuale, della reclusione da sei mesi a due anni) oppure crediti inesistenti (nel qual caso la pena diviene quella della reclusione da un anno e sei mesi a sei anni).

Diviene dunque essenziale, al fine di comprendere le disposizioni applicabili alla violazione commessa, distinguere tra crediti inesistenti e crediti non spettanti.

Sul punto è intervenuta la Corte di Cassazione secondo la quale: si considera inesistente non solo il credito del quale non sussistono gli elementi costitutivi e giustificativi, ma anche quello che pur astrattamente esistente è riferito ad un altro soggetto. Ciò significa che, ai fini della valutazione dell’esistenza o meno di un credito tributario dovrà compiersi non soltanto una valutazione di tipo oggettivo, ma anche soggettiva.

Di particolare interesse è poi la modifica dell’art. 13 d.lgs. 74/2000 che rende l’estinzione del debito tributario una causa di non punibilità:

  • per i reati di cui agli artt. 10-bis, 10-ter e 10-quater, comma 1, se avviene prima dell’apertura del dibattimento di primo grado;
  • per i reati di cui agli artt. 4 e 5, se il ravvedimento operoso o la presentazione della dichiarazione omessa intervengano prima che l’autore del reato abbia avuto formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o dell’inizio di qualunque attività di accertamento amministrativo o di procedimenti penali.

Il caso di cui si sono occupate le Fiamme Gialle riguarda certamente l’ipotesi di compensazione di crediti inesistenti, con una sanzione fiscale che va dal 100% al 200% della misura dei crediti indebitamente utilizzati.

In caso di errata compensazione, trova, invece, applicazione la sanzione del 30% dell’importo compensato.

Ma quali sono i vincoli da rispettare, qualora il contribuente decida di procedere con la compensazione di crediti tributari?

Per prima cosa va rilevato che l’istituto della compensazione consente di sommare algebricamente i crediti e i debiti che si formano nei confronti dei diversi enti impositori; il risultato che ne deriva è rappresentato o da un saldo a debito o da un credito.

Per i versamenti i contribuenti possono usare in compensazione i crediti indicati nelle dichiarazioni annuali, se non chiesti a rimborso.

Alla luce dei numerosi vincoli a cui è soggetta la compensazione dei crediti tributari, è necessario porre particolare attenzione quando si procede con tale istituto giuridico.

Il contribuente deve stare accorto, viste anche le sanzioni, penali, a cui può andare incontro in caso di errore o addirittura di falsificazione dei bilanci aziendali/societari.

 

IL RED LIGHT DISTRICT del Gelsomino

Legalità e illegalità nell’universo del facil sesso nel Paese musulmano

Con il verbo prostituire si indica, secondo quanto riporta l’Enciclopedia Treccani, il vendere, l’offrire, cedere in cambio di denaro o di altri favori ciò che comunemente si ritiene non possa essere oggetto di lucro o di calcolo interessato (come ad esempio il corpo). La parola deriva dal latino prostituere ossia “mettere in vendita”, composto da pro (davanti) e statuere (porre o collocare). Il termine indica, dunque, la situazione della persona che non “si” prostituisce, ma che viene “posta (in vendita) davanti” al luogo stabilito dal suo lenone (o più comunemente protettore).

Mentre in Italia, ancora oggi, la prostituzione non è in alcun modo regolamentata, anche se lo sfruttamento e il favoreggiamento della stessa sono considerati illegali, la Tunisia si mostra come un Paese all’avanguardia su questa tematica e rappresenta (insieme al Libano) un’eccezione nel panorama arabo-islamico.

In Tunisia la prostituzione è disciplinata dal Regolamento emesso dal Ministero degli interni il 30 aprile 1942 e dal codice penale. Il primo regola la prostituzione legale, mentre il secondo sanziona quella illegale.

La legge definisce dunque con precisione la figura della prostituta e stabilisce una serie di condizioni da rispettare per evitare di sconfinare nella prostituzione illegale. Secondo il suddetto Regolamento una prostituta è “una donna che si offre in cambio di remunerazione; che frequenta altre prostitute, protettori maschili o femminili; che assume atteggiamenti provocatori attraverso gesti osceni sulla via pubblica; che frequenta gli hotel, le auto di notte, le sale di spettacolo; colei che di età inferiore a 50 anni fa parte del personale domestico di una casa di prostituzione”.

Fanno parte delle attività di prostituzione legale le prostitute registrate volontariamente o su richiesta della polizia. Esse esercitano la propria professione in determinati locali chiusi in zone specificatamente riservate all’interno della città, dalle quali non possono uscire senza l’autorizzazione da parte della polizia. A Tunisi tale area si trova all’interno della Medina e più precisamente all’Hafsia. La legge prevede che le prostitute possano lavorare sia in maniera indipendente che all’interno di una casa chiusa. In entrambi i casi esse sono obbligate a rispettare delle misure igieniche, di salute e di pagamento delle imposte prestabilite. Le case chiuse sono gestite da protettrici legalmente riconosciute, di sesso esclusivamente femminile, di età superiore ai 35 anni ed eventualmente in possesso del permesso da parte del marito. Per eliminare il proprio nome dal registro delle prostitute legali bisogna dimostrare di aver trovato un modo alternativo per guadagnarsi da vivere ed ottenere l’autorizzazione da parte della polizia e del personale medico incaricato del controllo sanitario.

In merito alla prostituzione illegale, analizzando il Codice Penale la prima cosa che stupisce è la considerazione che la prostituzione possa essere solo femminile. Seppur la Tunisia venga considerata de facto un Paese “aperto” che garantisce l’uguaglianza dei diritti e la parità dei sessi, le norme di cui si dota non confermano certo queste considerazioni. Nonostante sia ben nota la transumanza estiva di giovani tunisini, di belle speranze e di sesso maschile, che si recano nei luoghi di villeggiatura (su tutti Hammamet, Sousse e Djerba) alla “conquista” di turiste straniere giovani o più spesso attempate, il codice penale tunisino sanziona la sola prostituzione illegale femminile.

Ai sensi dell’art. 231 del codice penale tunisino: “Eccetto i casi previsti dalla legge in vigore, le donne che, con gesti o parole, si offrono ai passanti o esercitano la prostituzione anche occasionalmente, sono punite con la reclusione da 6 mesi a 2 anni e con una sanzione pecuniaria dai 20 ai 200 dtn”. Tale definizione rispecchia un’idea ben diversa da quella condivisa dai legislatori italiani, per i quali la prostituzione si estende a qualsiasi tipologia di prestazione sessuale, da chiunque eseguita dietro corresponsione di un prezzo.

Si evidenzia come anche la prostituzione legale sia a solo appannaggio femminile, come sopra indicato nel regolamento ministeriale.

In Tunisia, invece, sia socialmente che giuridicamente la prostituzione maschile non è minimamente prevista nell’immaginario comune e viene, tutt’al più, derubricata ad un comportamento riprovevole ma generalmente ammesso e accettato, poiché giustificato dalla necessità di ottenere una facile modalità di accesso all’Europa, o, come volgarmente si dice, di raggiungere l’obiettivo del “passaporto rosso”.

Usufruire della prostituzione illegale ha degli effetti anche per il c.d. “utilizzatore finale”. Tale termine è divenuto noto in Italia durante la controversa discussione nel 2008 del DDL anti prostituzione che si spingeva a definire come “utilizzatore finale” colui che si avvale della prostituzione o contratta le prestazioni delle persone che si prostituiscono.

Sempre ai sensi dell’art. 231 del C.P.T. “è considerato come complice e pertanto punito con la medesima pena colui che ha avuto dei rapporti sessuali con una di queste donne”.

Chiaramente, anche lo sfruttamento della prostituzione è punito in maniera severa dal codice penale tunisino.

Sebbene la regolamentazione della prostituzione legale costituisca una rilevante dimostrazione della modernità di cui la Tunisia é intrisa, la considerazione della prostituzione illegale come condizione meramente femminile mette in rilievo una delle principale lacune in materia .Un’incongruenza che mette in rilievo la necessità di procedere ad una ridefinizione legislativa e sociale, a completamento di un importante percorso di rinnovamento legislativo e non cominciato oramai da più di 50 anni.

 

Avv. Giorgio Bianco

Studio Legale Giambrone

g.bianco@giambronelaw.com

Gli avvocati Alessandra Bellanca e Giorgio Bianco, sono stati invitati  ufficialmente alla conferenza  di due giorni organizzata dalla Camera di Commercio Italiana, araba e ospitata a Cagliari, Italia, nel’ottica  di promuovere iniziative e sinergie tra l’Italia e il mercato arabo.

Le aziende sarde e gli importatori arabi hanno partecipato ad  incontri b2b , per verificare la possibilità di investire e commercializzare le proprie eccellenze in quei paesi.

L’evento è stato un’occasione di incontro tra le imprese sarde e le realtà produttive del mondo arabo, in cui più di 100 PMI sarde provenienti da una vasta gamma di settori (tessile agro-alimentare, immobiliare, meccanica ed energia) hanno partecipato all’evento per promuovere prodotti e servizi  a 20 investitori arabi.

Alessandra Bellanca, responsabile per lo sviluppo del progetto euro-mediterraneo dello studio legale internazionale Giambrone, e Giorgio Bianco, responsabile dell’ufficio a Tunisi, sono stati invitati a  condividere la preziosa esperienza maturata in Tunisia dal 2011 a contatto con  aziende, privati e istituzioni nei processi di internazionalizzazione”.

Import – export in Tunisia

Le opportunità offerte dalla Tunisia agli imprenditori che puntano sull’import-export sono molto interessanti. Ecco come sfruttarle al meglio

L’ordinamento Tunisino offre numerose opportunità per gli investitori, ivi compresi gli investitori stranieri e tra le attività potenzialmente vantaggiose sono certamente quelle di import-export, tramite società di Commercio Internazionale (Societé de commerce international).

Di fronte alla opportunità di costituire una società di diritto tunisino, consigliata per usufruire delle agevolazioni proposte dalla politica economica locale di attrazione degli investimenti esteri, gli imprenditori o aspiranti tali, troppo spesso non prestano la dovuta attenzione ai molteplici aspetti tecnico-giuridici che potrebbero, durante l’attività in loco, determinare l’insorgere di conseguenze negative o comunque difformi dalle proprie aspettative, tali da far incorrere l’investitore in costi inizialmente non previsti o prevedibili.

L’imprenditore che voglia dedicarsi all’import-export da e verso la Tunisia non può dare nulla per scontato, soprattutto in dipendenza dei prodotti che desidera importare e/o esportare.

Non basta infatti che vengano presi in considerazione i dati statistici relativi ai flussi di merci tra la Tunisia e il Paese o i Paesi interessati, né è sufficiente effettuare una indagine di mercato relativa al Paese di riferimento in termini di gusti e di marketing, fondamentale è invece avere conoscenza della normativa locale coordinata agli accordi bilaterali o plurilaterali siglati dalla Tunisia con i Paesi della Unione Europea o con i Paesi Terzi per l’abbattimento parziale o totale delle tariffe doganali.

Nelle attività di import-export, l’incidenza dei dazi sulle varie operazioni è uno dei fattori principali da cui dipenderà il margine di profitto finale su cui l’imprenditore può fare affidamento. L’apertura ai mercati esteri, infatti, oltre a rappresentare un importante fattore per la riduzione dei costi di produzione, può essere agevolata ed essere, quindi, un fattore per l’aumento del profitto in presenza di accordi di libero scambio o di unioni doganali fra i Paesi interessati.

Ove l’attività di import-export si limiti all’acquisto e rivendita di beni senza che su questi intervenga alcun processo di lavorazione, in presenza di un accordo di libero scambio tra il Paese di importazione e quello di esportazione, non si determinerebbe il significativo abbattimento dei dazi relativi all’operazione di esportazione. Nel caso in cui, invece, il bene importato nel primo Paese subisca, all’interno dello stesso, una lavorazione idonea ad attestarne l’origine nel Paese stesso (origine preferenziale), la presenza di un simile accordo determinerebbe la convenienza economica dell’operazione di esportazione.

A tale proposito è utile ricordare che, già dal 1 Gennaio 2008, la Tunisia fa parte della zona di libero scambio con l’Unione Europea. La Tunisia è altresì membro dell’Area Araba Allargata di Libero Scambio, di cui fanno parte anche Algeria, Arabia Saudita, Palestina, Bahrein, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Iraq, Giordania, Kuwait, Libano, Libia, Marocco, Oman, Quatar, Sudan, Siria e Yemen ed è parte, tra gli altri, di accordi di libero scambio con l’EFTA, con la Turchia e con vari Paesi africani.

Date queste premesse, ed in considerazione dei notevoli vantaggi legati alla delocalizzazione delle attività produttive in Tunisia (basso costo dei fattori di produzione e delle materie prime) per chi voglia costituire una società di import-export in Tunisia, sarà consigliabile che le merci in uscita dal Paese vengano prodotte o almeno in parte lavorate o trasformate nel territorio tunisino, così da poter godere dell’abbattimento dei dazi (previsto anche nel caso in cui il segmento produttivo determinato in Tunisia non sia di notevole entità ma sia sufficiente ad attribuire origine tunisina alle merci). Infatti, al fine dell’attribuzione dell’origine preferenziale alle merci che abbiano subito una fase di lavorazione in Tunisia, bisogna tenere in considerazione le norme vigenti in materia di cumulo dell’origine, che consentono di sommare, al fine dell’attribuzione dell’origine preferenziale alle merci, le lavorazioni svolte in più Paesi.

Fatte le opportune preliminari valutazioni economiche e giuridiche sui prodotti da importare ed esportare e sui mercati di riferimento e scelta la Tunisia come Paese ove costituire la sede della propria impresa di import-export, si potrà, quindi, procedere con la costituzione della società di diritto tunisino che abbia ad oggetto tale attività. La scelta di esportare beni totalmente o parzialmente prodotti o lavorati in loco è funzionale, oltre che alla fruizione di vantaggi relativi alle tariffe doganali, anche alla fruizione di altri rilevanti vantaggi fiscali previsti dalla normativa locale.

Le Società di import-export costituite secondo il diritto tunisino sono regolate da una legislazione speciale, ed in particolare dalla legge n. 94-42 del 1994, dall’Arreté del Ministro dell’Economia del 12/04/1994, successivamente integrato dall’Arreté del Ministro del Commercio del 28/04/1999, dall’Arretè del Ministro del Commercio del 10/09/1996 poi integrato il 03/12/1998. In deroga alla regola generale secondo cui le Società che operano significativamente sul mercato locale non possono essere costituite come società non-residenti (cosiddetta “tunisizzazione” delle società commerciali), le Societés de commerce international possono essere partecipate, anche per più del 66%, da persone fisiche o enti stranieri o tunisini non residenti. Pertanto, tali Società possono essere costituite sia come società residenti (con meno del 66% del capitale detenuto da soggetti non residenti e/o non tunisini) che come società non residenti o off-shore (con più del 66% delle quote detenute da soggetti stranieri o non residenti).

Perchè una società di import-export venga costituita, è comunque necessario che sia versato un capitale sociale non inferiore a 150.000 dinari. se il “promotore della società” è un soggetto di età inferiore a 40 anni, di nazionalità tunisina, che detenga almeno il 51% delle quote della società, che abbia il titolo di studio richiesto (diplome d’enseignement supérieur) e che dichiari di volersi dedicare a tempo pieno all’attività della società è previsto un capitale sociale minimo pari a 20.000 dinari.

E’, poi, adempimento necessario l’attestazione di avvenuto deposito al Centre de Promotion des Exportations (CEPEX) di una dichiarazione di investimento che indichi il progetto di investimento sociale.

Le società exported oriented (anche di commercio internazionale) che realizzino almeno l’80% delle vendite attraverso operazioni di esportazione dalla Tunisia verso altri Paesi, beneficiano di un regime fiscale particolarmente favorevole: dalla totale franchigia dei diritti e delle tasse di importazione dei beni e dei prodotti necessari all’attività della società, alla sospensione della tassa sul valore aggiunto relativa ai beni, servizi e prodotti acquistati localmente e funzionali all’attività, all’applicazione del regime di esenzione fiscale all’importazione applicabile anche alle automobili, purchè utilitarie (e non classificate come “turistiche”), e funzionali all’esercizio dell’attività, oltre all’esenzione fiscale all’importazione dei propri effetti personali e di una automobile, anche se classificata come “turistica” per ciascun membro straniero.

Per tutti coloro che intendano costituire una società in Tunisia, soprattutto nel caso in cui si voglia intraprendere un’attività di import-export è consigliabile chiedere preliminarmente la consulenza di professionisti specializzati, sia nella fase preliminare di fattibilità, che nella successiva fase di costituzione della Società, e di determinazione dell’assetto e dell’oggetto sociale, che nella fase di contrattualizzazione e determinazione delle relazioni commerciali con fornitori e distributori dei prodotti importati ed esportati. L’assenza di adeguata assistenza professionale in materia contrattualistica e la conseguente carenza di documentazione doganale chiara emerge può aumentare il rischio di contenzioso tra le parti e di incrinare da subito relazioni commerciali altrimenti favorevoli e durature.

Per ulteriori informazioni contattare: tunisia@giambronelaw.com

Articolo a cura della Dott.ssa Cristina Romanò con la collaborazione dell’Avv. Alessandra Bellanca, Esperta in Fiscalità Internazionale e Diritto Doganale.

 

La Strage poteva Essere Evitata

Lo scorso 19 febbraio, la Farnesina, attraverso il sito viaggiaresicuri.it, ha diffuso una nota molto chiara e dettagliata in merito alle precauzioni da prendere in caso di viaggio in Tunisia.  Le misure previste avrebbero probabilmente potuto scongiurare, o almeno rendere meno sanguinoso, l’attentato del 18 marzo scorso.
Il documento, in particolare, consiglia di “evitare assembramenti di qualsiasi natura, a Tunisi e nelle altre località”, dopo aver raccomandato chiaramente di “osservare le opportune misure di vigilanza nella frequentazione di luoghi pubblici (quali, ad esempio, centri commerciali, mercati all’aperto, stazioni ferroviarie e mezzi di trasporto in comune)”.  Volendo dare un’interpretazione neppure tanto stringente di queste note, dunque, sembrerebbe abbastanza chiara la scarsa attenzione per la salvaguardia dei passeggeri da parte delle compagnie turistiche e della stessa Costa Crociere, già messa in grandissimo imbarazzo dalla tristemente nota vicenda del Giglio.

Stando agli oramai corposi e dettagliati racconti di cronaca, infatti, i turisti feriti e trucidati nell’attentato all’interno del Museo Bardo, avrebbero svolto proprio quel tipo di attività accuratamente ed opportunamente sconsigliate dalla Farnesina. Il bagno di sangue, dunque, sarebbe potuto essere probabilmente scongiurato osservando qualche precauzione o almeno informando con dovizia di particolari i passeggeri, che stando ai primi racconti forniti non erano stati minimamente avvertiti degli eventuali pericoli che avrebbero corso frequentando, dopo essersi raccolti in folti gruppi, luoghi pubblici come lo stesso museo.

In tal senso, i risarcimenti dovuti ai feriti ed ai congiunti delle vittime, potrebbero essere ingenti e provocare a Costa altre notti insonni fatte di rivendicazioni e patteggiamenti.

Secondo l’Avvocato Alessandra Bellanca, Responsabile deldipartimento MENA (Middle East and North Africa) dello Studio Legale Internazionale Giambrone, potrebbero esserci delle responsabilità da parte di tour operator e Costa Crociere, che potrebbero emergere in maniera più o meno evidente e portare quindi a relative ( e giuste ) istanze di risarcimento da parte di feriti e congiunti delle vittime. Ovviamente è necessario precisare che sbilanciarsi adesso parlando di responsabilità e co-responsabilità certe sarebbe avventato e prematuro, considerando anche che la responsabilità più grave e criminale è di sicuro quella dei terroristi. Tuttavia i feriti ed i parenti delle vittime dovranno essere equamente risarciti per il danno fisico e morale subito e, nei prossimi mesi, si dovrà per forza capire da chi ed in che misura.

Inoltre, le possibili azioni risarcitorie potrebbero essere di raggio ancora più ampio, ricadendo non esclusivamente su Costa Crociere e i tour operator coinvolti, ma anche sullo Stato tunisino, in quanto dimostratosi non in grado di garantire le dovute condizioni di sicurezza presso il Museo del Bardo e nelle centralissime zone circostanti.

In tal senso l’avvertimento della Farnesina, potrebbe considerarsi un elemento fondamentale, indicando con molta precisione gli accorgimenti che si sarebbero dovuti tenere. Sebbene infatti determinati avvertimenti siano generati da un eccesso di precauzione, in questo momento storico così particolare, dovrebbero  certamente essere tenuti in serissima considerazione. Importanti società, come la Costa Crociere, non possono assolutamente mostrarsi superficiali e poco accorte nella tutela dei propri passeggeri.

In merito all’interrogativo riguardante la non opportunità nell’organizzare il tour al Museo del Bardo, fornire una risposta del tutto negativa sarebbe oggi  probabilmente un po’ troppo facile. Ma anche prima dell’attentato, ribadisce l’Avvocato Bellanca, una multinazionale che vive di turismo, come Costa Crociere, soprattutto dopo i tristemente noti fatti del Giglio, non può permettersi di essere poco accorta nel fornire ogni tutela possibile ai propri passeggeri/clienti.

Ammettendo che ci sia stata sul serio negligenza da parte di Costa, dei tour operator nell’organizzare e dello Stato tunisino, la gita al Museo Bardo, la causa di tale negligenza potrebbe essere non facilmente individuabile. Tuttavia, è noto che tali escursioni sono quasi sempre opzionali e quindi pagate come extra dai turisti e, a tal proposito, sarebbe stato ancor più doveroso, anche moralmente, informare in maniera chiara e disinteressata i fruitori degli eventuali rischi che avrebbero potuto correre. Gli assembramenti di turisti, difatti, sono bersagli ideali da diversi punti di vista, in quanto colpendoli  si permette di lanciare il messaggio che gli occidentali non siano  più  al sicuro, e ciò costituisce senza alcun dubbio un importante risultato per coloro i quali mirano ad attuare azioni di stampo terroristico. Per tale ragione,  organizzare visite di gruppo in luoghi pubblici affollati potrebbe rappresentare una facilitazione fornita ad essi nell’attuazione dei loro atti criminali.

L’Avvocato Bellanca, tuttavia, intende precisare che, a seguito degli avvenimenti della scorsa settimana, considerare la Tunisia un paese non sicuro rappresenterebbe un messaggio semplicistico e fuorviante, considerato che «prima dei Paesi sicuri e non sicuri esistono i comportamenti sicuri e non sicuri». E’ naturale che, oggi, occorrano molte più precauzioni quando si visitano determinate località con tour organizzati ed in generale quando ci si reca in luoghi pubblici come Piazza del Bardo, a due passi dal Parlamento tunisino. In tal senso basterebbe seguire le indicazioni fornite dalla Farnesina e viaggiare conoscendo un minimo il posto che si vuol visitare, trovando il modo per viverlo nella maniera più sicura. Ma in tal senso, ribadisce l’Avv. Bellanca, il ruolo dei tour operator e delle compagnie come Costa è fondamentale per tutelare ed indirizzare i turisti e ripararli da rischi che possono comunque essere calcolati e quindi evitati.

Corriere di Tunisi – N. 787

Giambrone – Studio Legale Internazionale

La situazione politica post-elettorale in Tunisia

Il 26 ottobre 2014 è certamente una data da annoverare tra le più importanti per la politica tunisina e per il processo di institutional democratic building. Nonostante la presenza di alcuni potenziali fattori di instabilità, tra i quali è possibile citare le persistenti disparità socio-economiche regionali tra la parte costiera e le zone interne e meridionali, la debolezza dell’economia e la presenza di embrionali forme di islamismo radicale e di cellule jihadiste all’interno del paese, manifestatesi con gli attentati ai due membri dell’opposizione Chokri Belaid e Mihamed Brahmi nel 2013 ed altri fenomeni violenti che hanno interessato sia le città che i confini con l’Algeria, le elezioni tunisine si sono svolte in un clima positivo al di sopra di ogni aspettativa. Le elezioni legislative tenutesi lo scorso 26 ottobre, le prime consultazioni democratiche a seguito della Rivoluzione dei Gelsomini con il fine di nominare i componenti del parlamento (considerato che il precedente in carica dal 2011 è in realtà un’Assemblea Costituente), hanno visto la vittoria del partito anti-islamista Nidaa Tounes. Conquistando 85 dei 217 seggi dell’Assemblea dei Rappresentanti del Popolo, ha superato con un margine di distanza limitato ma significativo il partito di matrice islamica Ennahda (69 seggi) e l’Upl, l’Unione patriottica libera (16 seggi).Tale risultato presenta un importante nodo da sciogliere poiché, nonostante la vittoria, Nidaa Tounes non ha raggiunto una quota di seggi tale da governare autonomamente e per procedere alla formazione dell’esecutivo sarà necessario, a seguito delle prossime elezioni presidenziali previste per il 23 novembre venturo, procedere alla creazione di un’alleanza. Saranno 27 i candidati che si sfideranno in occasione delle presidenziali, ulteriore tassello importante per la transizione democratica della Tunisia.

Dalla parte opposta del Mediterraneo, dall’Italia e più in generale dall’Europa, l’esito delle elezioni legislative e la vittoria del partito laico vengono accolte con profondo ottimismo. La Tunisia rappresenta a pieno titolo un modello di riferimento per tutti gli Stati sconvolti dalle Primavere Arabe e dai successivi disordini. Unitamente alla Costituzione promulgata lo scorso gennaio, il percorso tracciato dalla Tunisia dal 2011 fino alle recentissime elezioni, è considerato un esempio cruciale per gli altri stati arabi, dall’Egitto alla Libia, fino alla Siria, nel tentativo di delineare delle policies in grado di sostenere la democratizzazione e la tutela dei diritti fondamentali, pur tenendo tuttavia conto della specificità del modello tunisino. Il successo della rivoluzione tunisina è certamente in gran parte attribuibile a tre fattori principali di connotazione storica: la tradizione costituzionale, la forte opposizione politico-civile ed il favore internazionale. I progressi raggiunti ed i nuovi equilibri politici che stanno connotando il Paese in queste ultime settimane determineranno le prossime fasi della transizione politica già in corso, delicati ed importantissimi passi in avanti verso un reale cambiamento politico e istituzionale che inducono il mondo occidentale ad essere ottimista circa il futuro. A seguito del parere positivo espresso dalla delegazione europea inviata in Tunisia con lo scopo di osservare il regolare svolgimento delle elezioni parlamentari, il Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz non ha esitato ad elogiare le autorità tunisine “per aver garantito il tranquillo svolgimento delle prime elezioni libere dalla fine del regime di Ben Ali”. Rilevanti sono le aspettative nei confronti del futuro parlamento tunisino, il quale dovrà dar forma alle aspirazioni democratiche del popolo e fronteggiare tutte le problematiche ancora presenti, procedendo lungo il processo di democratizzazione del Paese. In tal senso il Presidente Schulz ha garantito la presenza dell’Ue al fianco della Tunisia per “affrontare insieme, nel mutuo rispetto, le principali sfide regionali”. La prossimità geografica ed i legami tradizionalmente stretti che contraddistinguono il rapporto tra Tunisia e Italia, costituiscono le motivazioni fondamentali del potenziale supporto che l’Italia, vantando una tradizione civico-statuale millenaria e testimone della costruzione di uno stato democratico costruito sulle ceneri di un regime autoritario, potrebbe offrire nel processo di consolidamento democratico, economico e commerciale della Tunisia nell’ottica più generale di un Mediterraneo come area di pace e cooperazione.

Senza sottovalutare, dunque, la dovuta prudenza in considerazione dei lunghi tempi necessari allo sviluppo di ogni rivoluzione e all’affermazione di nuovi principi da essa scaturiti, è tuttavia possibile ribadire l’eccezionale portata del fenomeno in atto e confermare la fiducia verso uno Stato che sembra avere ottime possibilità di riuscita nella realizzazione di una reale transizione democratica.

Lucia Martines

Business development Executive

Giambrone Law

Speciale in edicola oggi su “Sette”, Magazine del Corriere della Sera,  Articolo – Intervista dedicato agli Investimenti nell’ Euro Mediterraneo e all’ Apertura di Società in Tunisia a cura dell’ Avv. Alessandra Bellanca e dell’ Avv. Giorgio Bianco all’interno dello speciale dedicato ai Rapporti Commerciali tra Italia, Francia e paesi francofoni. L’esperienza e la Professionalità dello Studio Legale Internazionale  Giambrone in Tunisia dal 2011 a supporto di progetti e ambizioni di sviluppo del business di Aziende Italiane e straniere.

 

Lo Studio Legale Internazionale Giambrone, confermando la propria inclinazione dedita alle attività sociali, ha preso parte in qualità di sponsor ufficiale insieme a Benetton, ATB, Kamar, FTH – Ferme Therapeutique pour Handicapés e Neapolis Festival for Kids’ theatre alla prima edizione del “Kid’s Fest Tunisia”. In occasione di tale festival, tenutosi a Tunisi il 19 ottobre 2014, si è aperto con un corteo, seguito da uno spazio dedicato alla preparazione di sketches, performance acrobatiche, danza e musica, e si è concluso con delle proiezioni cinematografiche all’aperto.

L’obiettivo della manifestazione è la valorizzazione e promozione del ruolo dell’infanzia e l’importanza della stessa all’interno della società nello spirito del rispetto delle diversità culturali e della tolleranza.

Lo Studio Giambrone crede nei valori quali la multietnicità e il multilinguismo e la parità dei diritti da sempre promossi nella politica dello studio ed ha con grande onore supportato la causa dell’ Association Kamar  a testimonianza della sua radicata esperienza nel territorio tunisino ed importanza del suo ruolo sociale.  

www.giambronelaw.com